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quel dialogo tra uomo e natura

L’evoluzione dell’addestramento. Cosa è cambiato di Manuel Codo

L’addestramento del cane nasce dalla sua primissima addomesticazione e ovviamente si è evoluto nei secoli seguendo di pari passo l’evoluzione dell’uomo, della società e dell’utilizzo che nei vari periodi abbiamo fatto di questi animali.

Da sempre compagno ”utile”, nel senso tecnico del significato in quanto assistente nel nostro lavoro (dal cane da gregge al cane da guardia, dal cane da caccia al cane da soccorso), l’utilizzo del cane nella vita dell’uomo si è via via trasformato arrivando ad occupare anche il ruolo del ”semplice” animale da compagnia.

La detenzione di un cane si è trasformata via via dalla necessita’ di avere un compagno per coadiuvare il lavoro dell’uomo (non dimentichiamoci delle origini di Rin Tin Tin o Rex), alla volontà di avere un “nuovo” membro della famiglia, un compagno di condivisione delle proprie giornate, una forma di rapporto di amicizia (il più moderno “Marley”).

Sulla base di questo dato non possiamo pensare che l’arte dell’addestramento non si sia evoluta nei secoli ma anzi, come ha scritto nel suo articolo Valeria Rossi in questo stesso Magazine, l’addestramento si è evoluto sia sul campo delle conoscenze vere e proprie delle metodologie, della psicologia canina, della medicina veterinaria, dell’apprendimento cognitivo, del rinforzo positivo, ma anche e soprattutto dal lato della relazione, della costruzione di un rapporto corretto, della comunicazione fra conduttore-cane e fra addestratore-conduttore. codo3_n

Cosa vuol dire evoluzione?

Beh, per ciò che mi riguarda evoluzione non è aver scoperto qualcosa di nuovo ma aver approfondito e dato spiegazioni a riguardo di qualcosa che già esisteva, perché le grandi vere scoperte della cinofilia addestrativa sono vecchie come il cucco, ma è indispensabile aver analizzato, classificato e aver fatto chiarezza su ciò che i ”vecchi nonni” facevano coi loro cani per addestrarli ad essere i loro fidati assistenti; loro lo facevano per doti naturali, per necessità, ma lo facevano costantemente e con uno scopo ben preciso.

Un esempio fra tutti; le famigerate “puppy class” così in voga oggi e, a mio parere, utilissime per la socializzazione corretta dei cuccioli, in verità gli addestratori di lungo corso le facevano regolarmente ogni giorno al campo senza dar loro alcun nome… era semplicemente una cosa “normale” mettere i cuccioli insieme a degli adulti equilibrati (oggi definiti “moderatori”).

Oggi sappiamo cosa c’è dietro a quei meccanismi, possiamo ritenere che quegli stessi meccanismi fossero più o meno ”duri” nel rispetto del cane, della sua morale o del suo benessere; oggi abbiamo preso l’unico capitolo del libro di ”come si addestra il cane” analizzandolo parola per parola e riscrivendo sei sotto-capitoli: anche mio nonno diceva ”bravo” ai suoi cinque cani quando facevano bene il loro lavoro, mentre magari oggi c’è chi utilizza strumenti come i bocconcini o il clicker… se gli avessi parlato di “rinforzo” mi avrebbe guardato con gli occhi sgranati, figuriamoci se avessi parlato di comportamenti che se appaganti verranno riproposti.

Lui mi avrebbe detto “se è stato bravo, gli dici che è stato bravo”!

Perché sempre mio nonno, giusto o sbagliato che fosse, se il cane scappava di casa gli mollava un ceffone sulla testa o lo legava alla catena, mentre oggi c’è chi dice ”no”, chi utilizza strumenti più o meno coercitivi, strumenti con elettroniche sofisticate, chi decide di ignorare quei comportamenti… insomma oggi sappiamo che esistono le punizioni.

Ecco, per i nostri nonni, per chi utilizzava il cane per il proprio lavoro, era tutto normale; per noi oggi si parla di CONDIZIONAMENTO ossia, in parole povere, il rinforzo è tutto ciò che fa sì che un comportamento venga ripetuto, la punizione è tutto ciò che fa sì che un comportamento non venga ripetuto e vada in estinzione.

Lo so, lo so, lo so… è tutto molto generico e buttato li, ma questo articolo non è volutamente tecnico, non vogliamo aprire il tafferuglio del condizionamento classico o operante, del rinforzo positivo o negativo, della punizione positiva o negativa, del collare a scorrimento o della pettorina, di quelli che vengono definite metodologie gentili e chi di conseguenza viene additato come coercitivo… vuole essere solo uno spaccato della storia. codo2 30252_n

La cosa su cui vorrei farvi riflettere è solo una ed è questa: se ci fosse una vera, grande e unica scoperta sull’addestramento del cane esisterebbe una sola scuola di pensiero, una sola scuola di formazione per istruttori, una sola trasmissione televisiva, un solo autore di libri ecc.

In verità ci troviamo davanti a filosofie differenti: a chi opera da sempre con metodologie più classiche (e sarà un caso ma questo tipo di approccio è più tipico di chi addestra cani per servizi coi quali l’uomo è impegnato da più tempo, come cani da difesa, da guardia, da pubblica sicurezza ecc.) a chi invece ha approfondito ed evoluto ciò che c’era per dare un valore aggiunto al proprio cane con il quale magari oggi gareggia a livello sportivo (di tutti i tipi) e necessita di maggiore ”spinta”, precisione e velocità (mi vengono in mente le unità di agility o di obedience tanto per fare un esempio), a chi invece si trova a lavorare con una tipologia di cane, quello da famiglia, che possiede che ci piaccia o no un conduttore con caratteristiche diverse dai conduttori precedenti e che necessita quindi di un approccio differente.

Ecco la spiegazione della nascita e dello sviluppo delle numerose scuole di ”educazione”, di filosofie alternative o new age, di approcci che spesso sono diametralmente opposti a chi fino ad ora vedeva solo nel cane la figura da addestrare, mentre oggi sempre più spesso si cerca solo di spiegare al proprietario come agevolare il cane nella sua giornata per farlo sentire meglio e in pace con se stesso.

 

Ma quindi qual’è la verità? In fin dei conti qual’è la novità di questa cinofilia targata 2015?

A mio avviso l’unica vera, grande e valida innovazione è aver iniziato a considerare il proprietario come elemento fondamentale per la struttura del suo rapporto col suo cane; nell’aver iniziato a prendere in considerazione che esiste una parte emozionale di entrambi i soggetti, bipede e quadrupede, di aver necessariamente imparato a relazionarsi con le persone e non solo con i cani, di aver necessariamente dovuto imparare a costruire percorsi personalizzati per ogni singolo soggetto, per ogni singola unità cinofila… o almeno questo è ciò che faccio oggi ogni singolo giorno con i miei cani o con i cani dei miei clienti ed è ciò che mi ha dato i risultati migliori.

Aprite la mente… non rinneghiamo il passato, non stravolgiamo il futuro con innovazioni che cancellano la tradizione che ci ha portato qui fino ad ora… EVOLVIAMO!

 

 

Manuel Codo svolge la sua attività nel suo centro cinifilo “Dog Planet” e opera da anni sul territorio nazionale e internazionale.

 

Fotografie di Stefano Castellari

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