ENT magazine

quel dialogo tra uomo e natura

Perché un nuovo magazine?

Un altro Magazine a riempire il web, in questo mondo di comunicazioni veloci, senza storia né tempo, senza persona, senza trama.  Sempre più fatto di impressioni e commenti buttati là, senza conseguenze né responsabilità. Sì, il mondo è in fiamme e con lui l’uomo e la sua libertà. Non quella di poter fare, si fa tutto ormai, non quella di poter dire, si dice anche troppo. Non senza scegliere, si opta anche con un clic. Ma senza quella capacità della propria umanità (mancante per definizione)  di aderire alla verità di sé.

Parlare del rapporto tra uomo e natura, raccontarlo, oltre al rischio di retorica, potrebbe essere un esperimento vizioso e inefficace in un contesto di animalismo, panteismo, ambientalismo, ecologismo, animismo, e tutti gli “ismi” che volete.

Ma partiamo per gradi, facendoci aiutare da Goethe.

Natura! Ne siamo circondati e avvolti – incapaci di uscirne, incapaci di penetrare più addentro in lei. Non richiesta, e senza preavviso, essa ci afferra nel vortice della sua danza e ci trascina seco, finché, stanchi, non ci sciogliamo dalle sue braccia. Crea forme eternamente nuove; ciò che esiste non è mai stato; ciò che fu non ritorna – tutto è nuovo, eppur sempre antico. Viviamo in mezzo a lei, e le siamo stranieri. Essa parla continuamente con noi, e non ci tradisce il suo segreto. Agiamo continuamente su di lei, e non abbiamo su di lei nessun potere. (…) La vita è la sua più bella scoperta, la morte, il suo stratagemma per ottenere molta vita… Alle sue leggi si ubbidisce anche quando ci si oppone; si collabora con lei anche quando si pretende di lavorarle contro… Non conosce passato né avvenire; la sua eternità è il presente… È un tutto; ma non è mai compiuta. Come fa oggi, potrà fare sempre.

(W. Goethe, Frammento sulla natura, 1792 o 1793)

L’uomo di oggi, velocemente colto, on line, contraddice Goethe: la natura non è più un mistero, è in suo possesso, sotto un microscopio, dietro le sbarre, analizzata, spiegata, braccata, utilizzata, violentata. Questa autodistruzione è ormai denunciata in ogni dove, si moltiplicano campagne di sensibilizzazione, iniziative, fino a schermaglie vere e proprie. E prolifera anche l’ideologia nichilista che accusando l’uomo delle sue effettive colpe e responsabilità, lo riduce a parte di un meccanismo ridicolo, privandolo di significato e di stima per ciò che sta facendo al pianeta. Così insorgono gli “ismi” di cui sopra e la battaglia, invece che antropologica diviene ideologica.

Da una parte i difensori del mondo e delle creature erette a nuovi idoli, dall’altra i creazionisti che ritengono il potere dell’uomo sul creato intoccabile e indiscutibile. Antropocentristi, specisti, antispecisti si sprecano di convinzioni. Così si infiamma anche ciò che originariamente sarebbe una relazione naturale, buona, indispensabile e simbiotica.  Più aumenta il cemento, più aumenta l’animale da compagnia. Più cresce l’arroganza, più si moltiplica il pet-business. Più si richiama all’etica, più si perde l’esperienza estetica, quella per intenderci di un Francesco in punto di morte, mezzo cieco, al freddo, mangiato dai topi che scrive “Laudato sii per tutte le Tue creature” e che in poco tempo viene trasformato in un’icona ecologista da sbandierare. I due fronti non sono privi di gesta violente, pur inneggiando al bene e al meglio per tutti: basta seguire la prima discussione feisbucchiana che si incontra su questi argomenti e si vedrà puntualmente che finisce a insulti. Poi ci sono eventi, come l’orsa Daniza o come allevamenti intensivi e violenti scoperti, o come fughe atomiche o città che si sgretolano per la pioggia che qualche domanda la pongono, ma è inevitabile che ogni dialettica in merito scada in schieramenti ideologici. Così si inventa anche la Bioetica, una scienza ormai necessaria più del pane.

Cos’è che ci fa ribellare? Questo schieramento da stadio, questo “o-o” o per dirla col Filosofo, questo “aut-aut”.  “Muoiono bambini ogni giorno e si parla di animali in estinzione”, “per nutrirsi si può distruggere e annientare qualsiasi cosa”, “gli animali sono meglio delle persone”, “lo sviluppo tecnologico ha il suo corso” e via col festival delle posizioni prese e frasi fatte. Tutti informati, pochi educati a guardare, ascoltare, imparare, fare esperienza.

Perchè la Natura è la prima esperienza, il primo stupore del bambino e del filosofo. La Natura è l’ambito in cui siamo stati messi in relazione-con. Questo rapporto è carnale non ideologico. Me ne sono accorta andando spesso di notte nei boschi, con i miei cani. Ogni respiro, ogni fruscìo, ogni odore, ogni goccia di rugiada può essere fonte di paura o di stupore. Paura quando non si è in rapporto appunto. Stupore quando si è lì per entrare in relazione con la sacralità del creato. Quando l’uomo non è in rapporto con la sua di natura, quella che ha il provilegio di avere coscienza, confonde il cane con il figlio.

E così un giorno ho visto per strada una signora con un passeggino.  L’ho sbirciata per l’inevitabile curiosità che un neonato fa vibrare e mi sono accorta che dentro c’era un cane di piccola taglia; io che allevo, mi sono così vergognata che ho deciso di fare qualcosa. Un libro, un incontro, poi altri incontri, un convegno, un dialogo che nasce, una ricerca, studio… e mi sono accorta che bisogna ricominciare da capo. Chi sono io? Dove sono? Perchè ci sono?

La risposta per me non è la Natura, ma essa è la compagnia che mi è stata data, l’ambito, la stagione, la bellezza, la carne, l’empatia in cui queste domande, insieme a uomini volenterosi possono trovare respiro e cura. Così ho deciso di raccontare, con un intervista, un frammento, un amico fotografo, un dibattito, con l’arte, con la medicina e le nuove scienze.

uomo_albero-200x300Ho fatto esperienza della natura buona e provvida, ho cambiato vita, luoghi, spazi e tempi del quotidiano. Ho chiamato in causa i grandi che ho avuto la fortuna di incontrare e che piano piano, parteciperanno a queste pagine, ognuno con la propria competenza.

Questo Magazine si chiama ENT, come gli alberi di Tolkien che proteggono la natura, gli alberi pastori. Questo Magazine è l’augurio di metterci al riparo innanzitutto dalla dimenticanza di noi stessi e di quel tramonto che una sera ci fece commuovere. Non più Aut-Aut ma insieme.

 

Scriveteci, partecipate, inviateci suggerimenti e correzioni, siate con noi e noi saremo con voi. Nella sezione “Naturalmente” partiamo con le prime esperienze di chi ha deciso di vivere e lavorare con la Natura.
E ora buona lettura!

 

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