Era una notte di luglio calda, serena, tranqilla; da quel grande fiume si alzava un leggero vapore che ci rinfrescava, qualche pesciolino guizzava rapido, gli uccelli avevano smesso di cantare, c’era un gran silenzio, tutto era stupendo e tutte le cose adoravano Dio.

Solo noi due non dormivamo, io e quel giovane e ci mettemmo a parlare della bellezza di questo mondo divino e del suo sublime mistero. Ogni filo d’erba, ogni scarabeo, la formica, l’ape dorata, tutti gli esseri insomma conoscono in modo davvero meraviglioso la propria strada pur non avendo intelligenza, sono la testimonianza del mistero divino il quale si esplica anzi in loro continuamente; e allora vidi che il cuore di quel caro ragazzo si era infiammato. Mi confidò che amava la foresta, gli uccelli del bosco; era un uccellatore, comprendeva ogni loro verso e sapeva attirarli tutti.

“Non conosco nulla di più bello che stare nel bosco” mi disse “ma già tutto è è bello”.

 

“E’ vero” gli risposi “”tutto è bello e buono, perchè tutto è verità. Guarda il cavallo, questo nobile animale che vive accanto all’uomo, o il bove, triste e austero, che gli da nutrimento e lavora per lui, guarda i loro musi: quanta mansuetudine, quanto attaccamento all’uomo che spesso li picchia senza pietà, quanta bontà e quanta fiducia e quanta bellezza nei loro musi! E poi, è commovente pensare che loro non hanno nessun peccato, perchè tutto al mondo è perfetto, tutto è innocente meno l’uomo, e Cristo è con loro prima che con noi”.

“ma è possibile – mi chiese il giovane – che Cristo sia anche con loro”?

“E come potrebbe essere diversamente – gli risposi- Il Verbo è per tutti; ogni creatura, ogni essere, ogni fogliolina tende verso il Verbo, inneggia a Dio e piange le sue lacrime al Cristo e lo fa senza saperlo, con il mistero della sua esistenza innocente. Nella foresta – gli dissi – vaga l’orso che è feroce, terribile, ma non ne ha nessuna colpa”. E gli raccontai che una volta un orso andò da un grande santo il quale faceva penitenza nella foresta, in una piccola cella; questo grande santo nel vederlo si intenerì, uscì dalla sua cella senza paura e gli dette un pezzo di pane, dicendogli: “Va e Cristo sia con te” e l’orso si allontanò, ubbidiente e mansueto, senza fargli alcun male.

Allora il giovane si commosse, nel sentire che l’orso se ne era andato senza fargli  male e che Cristo è anche con lui. “Ah com’è bella questa cosa! – disse- Tutta l’opera di Dio è bella”!  E se ne stava lì seduto, immerso in pensieri dolci e sereni. Vidi che aveva capito. Poi si addormentò accanto a me di un sonno tranquillo e innocente.

F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, ed. Bur pag 394-395

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